#appunti d'erba: Queen's ed Halle

Matteo Berrettini non è un predestinato. Non è stato un prodigio giovanile ed anche per queste ragioni tutto ciò di eccezionale ottenuto in questi tre anni acquisisce oggi un valore particolare, quasi simbolico: il luogo comune che vuole il tennis come uno sport dove la precocità è richiesta, in cui questa viene sovrapposta al concetto di talento e di qualità, non ha ormai ragione d'essere. O meglio, non è più una condizione imprescindibile, c'è spazio - e talvolta necessità - per tempi di sviluppo più lenti, normali, compatibili con quelli indispensabili ad un maturazione complessiva dell'atleta e dell'individuo.

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